Il parto autogestito

Posted: 23 Settembre 2012

Nonostante le mie esperienze e ciò che ho raccontato sulla gestione del parto non mi ritengo una fanatica del parto naturale. Come ho più volte scritto, qui e in giro per il web ogni donna ha il diritto di vivere il suo parto come lo desidera. In un bosco, in un ospedale super attrezzato, aiutata da canti e danze o dall’epidurale.

Io ho scelto per due volte casa nostra e l’ultima volta l’ostetrica è arrivata a cose fatte. Ho coronato il mio desiderio di partorire da sola, di gestire quel momento a modo mio. E’ stato un sogno che si è realizzato perché Samuel è nato in un orario in cui l’ostetrica non poteva arrivare in tempo. Un colpo di fortuna…

Esiste anche la possibilità di partorire da sole perché così si decide di organizzarsi. Con un’amica, una doula, il proprio compagno o in perfetta solitudine. Una scelta che io non sarei riuscita a fare. Io alla mia ostetrica l’avevo detto: “Voglio fare tutto da sola, ma tu devi essere lì pronta per capire se qualcosa non va e per intervenire se serve”. La mia parte razionale non mi avrebbe mai permesso una scelta diversa.
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E a tal proposito mi piacerebbe anche spendere due parole su una frase che sento spesso negli ambienti “pro-naturale”: le donne sanno partorire. Vero, ma solo in teoria. Da troppo tempo non viviamo più nella foresta dove le nostre antenate si appartavano in solitudine per dare alla luce i loro piccoli. Su di noi si sono depositati strati di cultura che ci hanno fatto dimenticare tantissime cose. Io ho avuto bisogno di tre parti per togliere tutto ciò e riuscire a vivere in autogestione il mio quarto parto.

Un po’ come per l’allattamento: tutte le donne (o quasi) possono allattare, ma quante ai nostri giorni lo fanno? E non solo per scelta, la maggior parte non allatta per mancanza di informazioni. Il che è paradossale se consideriamo che l’allattamento dovrebbe essere qualcosa di fisiologico. Quindi forse sarebbe più corretto dire che le donne non allattano più per un eccesso di informazioni….

Il fatto è che non siamo solo mammiferi, le “istruzioni” per partorire sono scritte nel nostro DNA, ma noi spesso non sappiamo più leggerle. C’è chi intraprende un percorso di conoscienza di sè tale da riuscire ad essere in sintonia col proprio corpo e di riuscire a partorire in auto gestione anche il primo figlio. Ma non è così per tutte e questo non dovrebbe mai essere vissuto come una mancanza per cui sentirsi in colpa o inadeguate.

Ogni donna arriva al momento del parto con una sua storia alle spalle, con aspettative, paure, desideri… a me piacerebbe vedere il parto vissuto per quello che è: un’esperienza straordinaria nella vita di una coppia e soprattutto di una donna… e non un momento così problematico da dover essere affidato ad un professionista nella sua gestione e nemmeno così esaltato da diventare lo scopo di una gravidanza… perché lo scopo rimane quello di dare alla luce il proprio bimbo!

Per questo motivo non mi considero migliore, più brava, più donna o più mamma di chi sceglie l’ospedale o di chi finisce la sua gravidanza con un taglio cesareo. Racconto delle mie esperienze perché siano di supporto a chi sente di voler vivere questo momento al di fuori degli schemi socialmente accettati e per instillare il seme del dubbio in chi è convinta che un parto autogestito sia una scelta folle!

Nella speranza che qualche quasi-mamma leggendo le mie parole senta il desiderio di andare oltre quei limiti che la nostra cultura ci impone e capire di che cosa lei e il suo bimbo hanno realmente bisogno…

9 Comments

  • Luck [Luana Ciambellini ] 23 Settembre 2012 at 23:15

    Bell’articolo! ^_^

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  • marimeri 24 Settembre 2012 at 00:08

    Quando ho letto il racconto del tuo quarto parto è stata una botta nello stomaco. io la mia bimba l’ho partorita in ospedale, con il mio compagno e la presenza discreta dell’ostetrica. Bellissimo ricordo.
    Quello che non ho digerito è stato il post: la confusione, la fretta, il rumore che ci circondava tra le corsie del vecchio ospedale. La non libertà di muoversi e dormire, il dover sottostare a orari. Per tutto.
    Mi è piaciuto leggere di te,tuo marito e gli altri figli, tutti insieme ad accogliere il nuovo arrivo. Ho immaginato la serenità, il silenzio ed i ritmi lenti, vostri.
    Mi hai messo una pulce nell’orecchio, un seme nato in ospedale l’anno scorso e germogliato con racconti così.
    Brava tyz

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  • Cristiana 26 Settembre 2012 at 22:54

    Sei una Donna coraggiosa,in tutti i sensi! Brava mi piacerebbe conoscerti e farti conoscre la mia ostrica….ma tu sei una doula?

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    • Cristiana 2 Ottobre 2012 at 23:00

      ovviamente volevo scrivere otetrica 🙂

      Reply
  • Cristiana 2 Ottobre 2012 at 23:01

    mannaggia a questi tasti OSTETRICA 🙂 🙂

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  • Mammatrafficona 24 Ottobre 2012 at 17:47

    Non passavo da tanti mesi… quante belle novità! condivido in toto, a volte quelle che sono condizioni socialmente date per scontate non è detto siano il meglio… ma se nessuno te ne fa dubitare ti fidi ciecamente! Una mia amica ancora oggi si chiede perchè le abbiano fatto la manovra di Kristeller senza nemmeno lasciarla provare a partorire senza… ma poi ha scoperto che questo avviene di continuo e le domande poi una se le fa…
    Per quanto rigaurda l’autogestione del parto, dopo due parti in casa andati più che bene e con l’intervento dell’ostetrica ridotto al minimo (solo controllare il battito e accogliere il bambino una volta nato), penso che se mi trovassi nella situazione di emergenza tirerei fuori tutte le risorse e farei la stessa cosa che hai fatto tu.
    Ma se dovessi sceglierlo consapevolmente, no, non ho tutto questo coraggio!
    a presto

    PS: l’orto è andato benissimo, di nuovo grazie mille per le informazioni che mi hai mandato!

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    • Tiz 26 Ottobre 2012 at 11:42

      Che bello risentirti! Io ormai ho così poco tempo che non leggo più blog, è già un’impresa scrivere un articolo ogni tanto sul mio!
      Quello che scrivi nel tuo commento è il punto centrale, secondo me, del problema: la fiducia cieca. Il fatto è che si trovano ginecologi, pediatri, medici che hanno idee molto diverse tra loro, spesso contrapposte. Quindi la medicina non è una scienza perfetta… e bisognerebbe mettere un po’ di fiducia in se stessi, imparare ad ascoltarsi/osservarsi e capire un po’ come funzioniamo!
      A presto!

      Il nostro orto è in stato di abbandono 🙁

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  • Phoebe 18 Febbraio 2013 at 17:18

    Bel post, grazie dell’esempio che hai portato!
    Mi dai un po’ del coraggio che sento di dover coltivare, per affrontare il prossimo parto in casa maternità, come abbiamo scelto.
    ciao!

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  • Alessandra 22 Giugno 2013 at 08:17

    Questo post é una boccata di aria fresca per me. Avevo progettato il mio primo parto a casa, ma anche nel mio caso, hanno vinto gli strati di informazioni, cultura, abitudini, costruite nel tempo. Mi risolleva leggere queste parole. Ancora adesso, nonostante abbia avuto un parto naturale, nonostante la clinica,sento dentro un senso di inadeguatezza che le tue parole mi hanno aiutato a lenire. Grazie!

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