Chi fa nascere i bambini?

Posted: 3 Settembre 2012

Nei giorni che sono seguiti alla nascita di Samuel ho avuto modo di riflettere su molti aspetti di questo evento. La prima cosa che ho notato e che, devo dire, mi ha disturbata parecchio è stata la reazione di quasi tutte le persone che hanno saputo com’è avvenuta questa nascita.

I commenti scherzosi sul ruolo di ostetrico di Andrea sono spesso diventate affermazioni serie: “L’ha fatto nascere lui”, “Per fortuna avevi Andrea che te l’ha tirato fuori!”… dapprima seccata per questa interpretazione che ribaltava i ruoli ho poi provato un’immensa tristezza per quelle donne che, pur avendo partorito dei figli non avevano avuto modo di essere protagoniste dei loro parti. E non parlo di autogestione, parlo di spingere, di sentire che stai facendo nascere tuo figlio, non che qualcuno te lo sta tirando fuori…

Dopo il mio racconto mia suocera e altre donne che qui si erano riunite ad ammirare il nuovo arrivato hanno evocato ricordi lontani di lettini, spinte a comando, episiotomie, spinte sulla pancia (Kristeller) e… ostetriche che “tiravano fuori” bambini…

Già, perché è questo che abbiamo perso di vista: le donne partoriscono. “La/il ginecologo che ha fatto nascere mio figlio”… o l’ostetrica… chissà quante volte l’avrò detto anch’io dopo la nascita di Tabita! Senza fermarmi a riflettere su queste parole… ma chi fa nascere i bambini?

Spesso, molto spesso quando racconto dei miei parti in casa leggo reazioni quasi offese, come se la mia scelta fosse un’implicita accusa a chi partorisce in ospedale. “Io mi sento più sicura in ospedale, non avrei mai il coraggio di partorire in casa”. La risposta a questa sorta di difesa non necessaria credo si trovi in ciò che scrive l’OMS a riguardo: “la donna dovrebbe partorire in un luogo che sente sicuro al livello più periferico al quale si possa garantire assistenza appropriata e sicurezza. Per una donna con gravidanza a basso rischio questo luogo può essere la casa, una casa maternità o l’ospedale”. (Documento completo – in inglese) Nel testo originale viene usato il verbo “to feel” che significa “sentire”… se una donna si sente sicura in ospedale, anche se ha avuto una gravidanza fisiologica e non ci sono fattori di rischio è giusto che vada in ospedale, perché è dove ci si sente più sicure che ci si può rilassare di più.

Io già la prima volta avevo il desiderio di rimanere a casa, io “sentivo” che la mia casa era il luogo giusto per dare alla luce i miei figli… ma questa sono io, questo era il mio desiderio, raccontare le mie esperienze non significa volerle rendere esempi a cui aspirare.

Vorrei, però, che facessero riflettere, questo sì. Perché indipendentemente dal luogo in cui si decide di far nascere il proprio figlio sarebbe giusto e bello che il parto fosse vissuto da protagoniste, coscienti di ciò che sta per accadere, del fatto che il corpo è nostro e che quel momento abbiamo diritto di viverlo come lo vogliamo perché rimarrà un ricordo indelebile per noi e per i nostri bambini.

Questo discorso vale per chi vuole partorire in casa come per chi chiede l’analgesia. Mi infonde un senso di tristezza quando leggo/sento di parti pilotati da perfetti sconosciuti con donne che si piegano alla loro volontà senza discutere minimamente e così passano ore sdraiate su un lettino nonostante in piedi potrebbero sostenere meglio i dolori del travaglio, subiscono manovre invasive o somministrazioni di farmaci senza mai dire la loro, spesso senza nemmeno chiedere cosa viene loro fatto… consegnandosi totalmente nelle mani dei “professionisti”.

Per prima io ho vissuto questo, quando, per esempio, durante il parto di Luca non ho rifiutato il monitoraggio continuo o ho accettato di farmi portare fuori dalla sala parto in sedia a rotelle quando avevo chiesto e avrei potuto farlo sulle mie gambe…

Andare in ospedale a partorire non dovrebbe voler dire questo. Anche in ospedale si può vivere il proprio parto in maniera rispettosa. Per non trovarsi a dover discutere ogni cosa con il personale una buona idea, per esempio, sarebbe quella di presentare e discutere un Piano del Parto.

Perché alla fine di tutto il discorso, quello che vorrei tanto poter comunicare è quanto sia straordinario vivere il parto come qualcosa di proprio, sentire che davvero abbiamo fatto nascere noi i nostri bambini, non il ginecologo, non l’ostetrica… non il nostro compagno che ci ha amorevolmente sostenute… i bambini li fanno nascere le donne!

PS: è superfluo scrivere che tutto ciò vale per quelle situazioni in cui tutto rientra nella fisiologia? Forse sì, ma preferisco specificarlo. E a breve anche altre riflessioni sull’autogestione del parto.

18 Comments

  • Federica 3 Settembre 2012 at 07:50

    Ben detto Tiz!
    Come sempre mi trovo daccordo con le tue riflessioni. Come sai io ho solo un bambino per il momento, nato in ospedale…però devo dire che fortunatamente non ho mai avuto la sensazione che “me lo abbiano tirato fuori”.
    Anzi, non direi “fortunatamente”…non è stata una fortuna, ma un percorso di accoglimento e presa di contatto con Lorenzo, da parte mia e del futuro papà, iniziato fin da subito. Secondo me i corsi preparto che fanno in ospedale dovrebbero insegnare questo, perchè da qui dipende non solo l’andamento della gravidanza e del parto, ma anche l’intero modo di considerare i bambini. Il nascituro è un bambino già dentro la pancia, è un essere umano a tutti gli effetti, non una cosa inanimata che sta lì e al momento opportuno deve essere fatta uscire. Perciò è doveroso renderlo parte della famiglia fin da subito (non a caso i cinesi contano l’età dei bambini non dal momento della nascita, ma dal momento del concepimento). Il nostro parto è stato molto meno difficile di come me lo sarei immaginato, perchè per tutti i prodromi sono stata in contatto con Lorenzo cercando di trasmettergli sicurezza per ciò che sarebbe successo di lì a poco, chiedendo allo stesso tempo la sua collaborazione, mentre anche il futuro papà ci accarezzava e gli parlava dolcemente con le stesse paroline che ormai per loro erano una piacevole consuetudine. Quando ci han portati in sala travaglio anche io mi sono completamente affidata a ciò che dicevano le ostetriche (era il mio primo parto e mi sentivo totalmente incapace, in quel momento non sapevo come sarebbe andata, quanto sarebbe durato…), ma non ho mai perso di vista il fatto che la parte più difficile la stava facendo il mio piccolo che, senza sapere perchè, si ritrovava spinto e schiacciato su e giù e poi addirittura fuori, nel mondo, colpito da una luce abbagliante.
    Ci preoccupiamo per tutta la gravidanza di come andrà il parto. Sarà doloroso? Mi lacererò? Mi faranno l’epidurale? Mi riprenderò subito? Mi faranno il cesareo? E se poi mi rimane la pancia molle?….Ma al bambino chi ci pensa?? In fondo lui è l’altra parte attiva della faccenda. Se lui non ci aiuta è un bel problema. Ma ci pensiamo mai, al piccolo? A lui farà male essere spinto, tiracchiato, schiacciato? Noi pensiamo alla testa che deve passare…ma vale anche il discorso contrario! Lui così grande si ritrova a dover passare per spazi così piccoli…anche per lui non è certo una passeggiata!
    Ad ogni spinta, finito il momento di dolore acutissimo, io cercavo di concentrarmi e “dire” al mio bambino che tutto questo scombussolamento sarebbe durato poco e poi ci saremmo finalmente visti, che dopo poco sarebbe stato fra le braccia di mamma e papà…tanto è vero che poi, una volta nato, non ha nemmeno pianto. La cosa, sul momento, mi ha terrorizzata dico la verità, ma poi ho capito…tra l’altro mentre mi ricucivano (eh si!), fino a che è stato in braccio al papà è rimasto tranquillo e beato, quando lo ha ripreso l’ostetrica si è messo a piangere fortissimo e non smetteva più, così lei lo ha ridato al novello papà e, come per “miracolo” istantaneamente Lorenzo si è calmato. Ed è giusto così! In fondo il papà lo conosceva da 9 mesi…l’ostetrica no!
    Tutto questo per dire che noi mamme dobbiamo essere forti, non farci sopraffare dalla paura che qualcosa vada storto affidandoci (e scaricando la responsabilità) a medici e ostetriche…dobbiamo guidare il momento del parto e trasmettere sicurezza ai nostri figli (dovremo farlo per il resto della vita, perchè non iniziatre da subito?).
    Ecco Tiz…come sempre mi son dilungata troppo e sono andata anche OT…scusami, ma ste cose mi fanno infervorare!!

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    • Tiz 3 Settembre 2012 at 11:35

      Come sempre ti sei dilungata e come sempre hai fatto bene! La partecipazione del bambino è fondamentale, me l’avevano già spiegato al corso di preparazione quand’ero incinta di Tabita… eppure mi sono stupita di quanto loro piccini riescano a fare. Durante il parto di Tabita dopo mezz’ora di fortissime spinte che io cercavo di contrastare e pur essendomi messa carponi col sedere più alto della testa (e quindi contrastando l’effetto di gravità) l’ostetrica ha cercato di visitarmi… ma non ha potuto perché la testa era già quasi fuori… Tabita stava facendo tutto da sola!
      Bellissimo quello che scrivi sul dialogo con Lorenzo e sulla partecipazione di Luca: grazie per questo tuo intervento!

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  • Simona 3 Settembre 2012 at 08:18

    Fantastico. Le tue parole esprimono esattamente il mio sentire rispetto al parto. Provo la stessa tristezza nel vedere come tante donne non abbiano coscienza di s’è e delle proprie risorse e quindi si perdano una occasione così unica e magnifica per vivere pienamente questo evento…

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  • Daria 3 Settembre 2012 at 10:20

    Sono assolutamente d’accordo con te Tiz, a maggior ragione dopo aver “subito” un cesareo col primo parto e aver lottato lottato per l’vbac che come nei miei desideri è riuscito ad essere un hbac. Trovo che spesso le donne abbiamo pochissima fiducia nelle proprie capacità e molta poca conoscenza dei processi fisiologici. Anch’io mi sono sentita dire più e più volte le fatidiche parole: “ti è andata bene!” “per fortuna che almeno avevi Marco che è infermiere” o ancora “che coraggio che hai avuto”. In realtà io lo ripeto a tutti, ero tranquillissima e sentivo che casa mia era il posto giusto per la nascita di Elena… in ospedale dopo l’esperienza precedente non sarei riuscita a mantenere la calma…

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  • enrica 3 Settembre 2012 at 10:41

    d accordissimo con voi!

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  • Gloria 3 Settembre 2012 at 11:09

    Bellissimo post, riflessioni che andrebbero lette prima di partorire. Io ho avuto due parti in ospedale, entrambi naturali, ma nel primo ho “subito” sicuramente alcune (piccole) cose che ora non lascerei fare nemmeno sotto tortura. Col secondo è stato già diverso, anche perché sono arrivata in ospedale un quarto d’ora prima di partorire, e non ho lasciato spazio alle invasioni. Quello di cui ho un brutto ricordo in ospedale, però, più che il parto è stato il post: luci alte accese ad ogni passaggio di infermiere, sveglia alle 6 del mattino per le pulizie anche se dormivamo da 10 minuti perché avevamo fatto notte… ricordo quelle 48 ore di entrambe le figlie come infinite…. il desiderio di tornare a casa fortissimo. Se penso ad un terzo, penso spesso che se dovessi anche partorire di nuovo ospedale, ecco, almeno firmerei per uscire subito. Ché quelle prime 48 ore poi te le ricordi per sempre 🙂

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    • Tiz 3 Settembre 2012 at 11:29

      🙂 come hai ragione! Il post parto a casa è tutto un altro mondo, il fatto che chi si prende cura di te è una persona vicina, poterti muovere liberamente nel tuo ambiente… mangiare quello di cui hai voglia! Io in ospedale ci sono stata 36 ore la prima volta e… 16 la seconda! Dimissioni precoci e casa dolce casa!

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    • silvia 3 Settembre 2012 at 13:28

      ciao, mi intrometto velocemente per farvi sapere (e far sapere) che esistono ospedali in cui è presente una “casa del parto”, in cui ci si trova… come a casa, e non in reparto (con sveglia alle 6, infermieri ecc).
      io ho scelto per questo di partorire a sesto (MI): camera matrimoniale con bagno, accessibile dalla “mia” sala parto, e marito che si ferma a dormire (e che è andato a prendere una pizza la sera stessa perche’ LA VOLEVOO dopo gli ultimi sei mesi di acidita’!!!).
      e abbiamo potuto sfruttare l’enorme sala parto, con ulteriore letto matrimoniale, fasciatoio, vasca parto ecc, per i parenti e amici in visita o per il papa’, quando teneva la piccola per lasciarmi riposare un po’.. praticamente entrambe le stanze a nostra disposizione!
      In questo caso era a pagamento (non so altri ospedali) ma il prezzo è contenuto, tipo albergo, soprattutto rispetto a una camera privata in ospedale.
      Si puo’ restare li solo se si ha un parto naturale.. ho scelto quell’ospedale anche perche’ danno molta importanza al parto come evento naturale e lasciare fare alla mamma ecc.. sono anche arrivata ormai di 8cm quindi non c’era molto da fare, l’ostetrica ha detto che era contenta della posizione che avevo scelto perche’ … non poteva farmi nulla.
      Anche la mia piccola è nata senza piangere, io io ne sono contentissima, mi sembra di averle fatto un regalo.. poi non tutto è perfetto, ad es sul foglio delle dimissioni era indicato il latte da dare per le “aggiunte”, ma non ne ho tenuto conto…

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      • Tiz 19 Settembre 2012 at 01:07

        Grazie Silvia di aver condiviso la tua esperienza. Conosco le case del parto e so che, ahimè, sono spesso osteggiate quanto il parto a domicilio sempre con la scusa della mancanza di sicurezza… Sembra proprio che senza un ospedale super-accessoriato i bambini non possano più nascere 🙁 Per fortuna c’è ancora qualcuno che crede nella capacità delle donne di partorire!

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  • FRANCESCA EQUAZIONI 3 Settembre 2012 at 12:22

    tiz condivido in pieno il tuo post e non posso che risponderti con un post dallo stesso identico titolo del tuo ‘Chi fa nascere i bambini?’
    http://www.equazioni.org/index.php/2011/09/27/chi-fa-nascere-i-bambini/
    strano che un bambino abbia le idee molto più chiare di moltissimi adulti, eh?!

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  • Cristiana 20 Settembre 2012 at 23:18

    Scrivo per la prima volta qu’ ma questo tuo post e’ davvero bello e racconta la mia stessa esperienza!Anch’io ho un marito ostetrico!
    Anche io ho 4 bambini e solo il primo e’ nato in ospedale e sono stati talmente scioccatai che proprio da quel parto e’ partita la nostra rivoluzione.Pietro stava nascendo tranquillamente da solo e io riuscivo a gestire bene la situazione ma appena siamo arrivati in ospedale (di notte ,turno sfigato,niente vasca xche’ l’ostetrica non aveva voglia di gestire la cosa) mi hanno vositata dandomi un fastidio immenso e poi portata sul lettino dove ovviamente non volevo stare ,fatta una bella episiottomia(SENZA CHIEDERE IL PERMESSO !!!) e schiacciato la pancia.Pietro e’ partito come un razzo e chiaramente a lacerato internamente….ti lascio immaginare il resto…..Per fortuna l’infermiera del reparto mii aiuto’ a far partire benissimo l’allattamento e da lì si genero’ la mia forza.Da allora non sono MAI piu’ visitata da un ginecologo e ovviamente non sono MAI piu’ entrata in un ospedale! Grazie al cielo ho avuto un buon dopo parto con quelle che poi sono diventate le ostriche di fiducia 🙂 .
    Ho imparato tanto grazie a loro e quando rimasi incinta di Irene dopo un solo anno dal drammatico parto decisi di intrapendere un nuovo percorso di vita,che ovviamente non comprendeva solo il partorire.Irene e’ nata dolcemente e io ho ritrovato la mia forza.
    Dopo 3 anni e’ arrivato Giovanni che fino a che l’ostetrica era con me non intendeva nascrere.Lei mi disse che mi avrebbe lasciato per quella notte,andando a dormire dall’altra ostetrica così per vedere se qualcosa si sbloccava.Lo so che fa starno dirsi ma lei sentiva che sarebbe successo se non ci fosse stata…e così fu,io le chiamai ma essendo distanti una 20 di km arrivarono che tutto era gia’ succeso(da pochissimo).Dando così la possibilta’ a me e a Marco di vivere un fantastico e irripetibile momento di vita.
    Francesco e’ arrivato anche lui da solo ma perche’ la mamma(cioe’ io )sono una specie di “animale”che ormai ha imparato a fare da sola,talmente velocemente e con un’incredibile gestione del dolore(capacita’ che fino a qualche anno fa’ non pensavo di avere) e sopratutto al 4 figlio non ho ancora imparato a sentire quali sono le contrazioni che ti fanno capire che il parto si sta avviando….sorrido mentre scrivo perche’ quel giorno fu davvero “divertente” e Francesco e’ nato tranquillo con anche la presenza dei fratelli e ovviamente dell’ostetrico papa’.
    Le ragazze sono arrivate anche qu’ pochissimi minuti dopo la nascita e tutto e’ stato molto tranquillo.
    Potrei raccontarti molte altre cose ed emozioni ma credo di aver gia’ scritto troppo e che forse qualcono potra’ essersi turbato o pensare che sia la solita esaltata alternativa.
    Posso solo dirti che la vita mi ha dato molte esperienze (anche molto dolorose) ma credo che crescere sia proprio fare bagaglio di tutto cio’ che ti capita e cercare di migliorare partendo proprio da lì.
    Maria ,l’osterica doula che mi segue ormai da anni(anzi io seguo lei) dice sempre quello che tu hai scrito nel post:che i bambini li fanno nascere le mamme,ogniuna di noi sa benissimo come fare,devono solo lasciarcelo fare.
    A presto Cristiana

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    • Tiz 22 Settembre 2012 at 23:02

      Ciao Cristiana! Sono contenta che tu abbia lasciato questo commento… perché mi piace sentire che c’è qualche altra donna che può davvero capire cosa ho provato in quei momenti… Anche per me l’aggettivo “divertente” fa parte del mio parto… e anch’io come te no mi capisco mai con le contrazioni, per questo l’ostetrica l’ho chiamata alla prima che ho sentito! Il mio utero è anarchico e di contrazioni regolari non ha mai voluto saperne! Spero che tornerai a commentare ancora… un abbraccio!

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  • Manuela 25 Settembre 2012 at 14:56

    Ciao Tiziana, ho appena scoperto il tuo sito ed in maniera assolutamente casuale e mi ha colpito, fortissimo, questa tua riflessione. Anche mio marito è stato definito “ostetrico” da quando il nostro terzo figlio è nato solo con noi due. (il primo, Giovanni, è nato in ospedale, il secondo, Marco, è nato in casa con noi e la meravigliosa ostetrica Barbara e Giulio è nato in casa solo con noi, poco prima che Barbara arrivasse). Anche a me ha dato fastidio il fatto che tutti mi dicessero: “meno male che c’era lui, come avresti fatto, ecc”. Meno male certo! Ma perchè è mio marito, il padre di mio figlio, colui col quale l’ho concepito e che volevo lo accogliesse. è così difficile però farlo capire agli altri e con il passare del tempo mi sono un po’ demoralizzata, mi sono stancata di spiegare a chi non vuol capire…. Questo solo per dirti che mi ha fatto un immenso piacere trovare te e il tuo racconto. Per me nulla avviene per caso. Un abbraccio. Manu

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  • Phoebe 19 Febbraio 2013 at 15:15

    Grazie per la dissertazione, tu sai scrivere bene e spiegarti bene!
    E’ così anche secondo me, importante è andare verso quello che sentiamo noi, e un po’ triste sentire di chi non ha fiducia di se stessa…
    ciao!

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  • Silvia 21 Aprile 2013 at 09:55

    Grazie per aver specificato “PS: è superfluo scrivere che tutto ciò vale per quelle situazioni in cui tutto rientra nella fisiologia? ”
    Perchè io ringrazierò a vita chi HA TIRATO FUORI mia figlia con un CESAREO!
    Altrimenti saremmo morte entrambe
    se avessi dato ascolto a chi diceva che il parto naturale era meglio, sarei stata partecipe etc….
    Quando si può benissimo
    ma a volte fanno sentire sole quelle donne che come me devono prima pensare a portare a casa la pelle loro e dei loro bambini!

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    • Tiz 21 Aprile 2013 at 22:03

      Sono daccordo con te: ci sono casi in cui il cesareo salva la vita di mamma e bambino e, in quei casi non possiamo che gioire dei progressi della medicina che ha permesso di rendere sempre meno pericolosi questi interventi. Quello che molte donne non sanno è che, anche in caso di taglio cesareo, sempre che non avvenga d’urgenza, si possono chiedere alcune cose, come di avere subito il bimbo tra le braccia, poterlo allattare ecc…
      Ma in Italia e soprattutto in alcune Regioni i numeri dei cesarei sono così alti che viene lecitamente il dubbio se siano tutti necessari…

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  • Ada 13 Gennaio 2015 at 17:25

    L’epidurale per me è stata la manna dal cielo, non un’intrusione, ma una mano dolce che mi ha permesso di vivere le sensazioni del mio parto senza essere sopraffatta dal dolore (che non è uguale per tutte). Leggere che ci sono ostetriche che lasciano sola una che sta per partorire nella speranza che “faccia da sola”, legger che alcune si vantano di non essere mai andate da un ginecologo mi fa rabbrividire.
    E non capisco nemmeno l’esigenza di rivalsa che traspare dal fastidio quando ci si sente dire che il papà ha aiutato… Io non ho dubbi di aver partorito, forse è questa sicurezza che mi permette di non innervosirmi in merito?

    Reply
    • Tiz 13 Gennaio 2015 at 18:53

      Ciao Ada, non so dove hai letto di ostetriche che “lasciano sola una che sta per partorire nella speranza che “faccia da sola””, la mia ostetrica non l’ha fatto, è solo rimasta bloccata nel traffico, cosa che sapevamo benissimo entrambe che poteva accadere. Così come non credo di essermi “vantata” di non essere mai stata da un ginecologo. Le altre tre gravidanze me le ha seguite la ginecologa del distretto, solo per quest’ultima ho scelto di farmi seguire, per quel poco che mi è servito, dall’ostetrica. Ci sono Paesi in Europa dove il ginecologo interviene solo se la gravidanza esce dalla fisiologia, anche in alcuni ospedali italiani funziona così, ad occuparsi delle gravidanze fisiologiche sono le ostetriche che si laureano proprio per poter fare anche questo. Non mi sembra sia qualcosa per cui rabbrividire. Poi ognuna è libera di scegliere di farsi seguire la gravidanza da un ginecologo anche se fisiologica, se questo la fa stare bene perché no?
      Quanto all’esigenza di rivalsa per l’aiuto del papà… mi dispiace, ma temo che tu abbia travisato il senso delle mie parole. Il fastidio non l’ho provato per il fatto che mio marito mi ha aiutata (avrei potuto fare da sola, almeno questa volta, il suo aiuto è stato molto più importante negli altri 3 parti, ma la sua presenza e aver vissuto questo momento è stato importantissimo per noi come coppia), ma per come questo aiuto è stato girato in un “ha fatto nascere lui il bambino”… come se avesse fatto tutto lui e io fossi rimasta inerme, così come sembra che abbia fatto tutto il ginecologo quando si partorisce in ospedale… Io ho partorito i miei figli, io, non altri. Io li ho fatti nascere, ho avuto bisogno di aiuto e sostegno, soprattutto le prime 3 volte, ma non sono stati gli altri a far nascere i miei figli. Questo concetto volevo approfondire in questo articolo perché ritengo che sia importante per le donne prendere consapevolezza di questo per poter riprendere in mano il momento del parto e viverlo in prima persona, che sia in casa, in ospedale, con o senza epidurale.

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