La crisi non fa figli

Posted: 23 Febbraio 2012

Oggi rispondo alla mia amica Elena e al suo servizio sul calo delle nascite nel nostro territorio.

400 bambini in meno in un anno non sono pochi (approposito Elena… avete guardato i dati degli ospedali, ma non i nati in casa!). Parliamo di una provincia e di certo non una delle più povere d’Italia.

C’è un nesso tra crisi economica e calo della natalità? Certo, ma solo se aggiungiamo un fattore determinante: la percezione che abbiamo di quelli che sono i bisogni dei bambini.

Mi spiego: il discorso del “Coraggiosi a fare il quarto, con questa crisi è difficile mantenerne uno” ce lo sentiamo ripetere continuamente. Ma ragioniamo… pensiamo ai nostri genitori, quelli nati negli anni ’40 come i miei genitori o i miei suoceri. Sono nati durante una Guerra Mondiale (padri prigionieri in Germania, fuggiaschi nei campi, madri sole a tirare avanti circondate da un esercito di occupazione e con la paura dei bombardamenti…) o poco dopo, quando tutto era ancora da ricostruire. Dai loro racconti (ricchi comunque di aneddoti divertenti e allegri) si capisce che la loro infanzia non è stata minimamente paragonabile alla nostra.

Ma allora: pazzi e incoscienti i nostri nonni a mettere al mondo figli in quelle condizioni! Be’, dico io, per fortuna che lo sono stati…

E poi ci sono stati gli anni ’60 e ’70, quelli in cui siamo nati noi (parlo di me, Andrea, i nostri amici): una guerra, quella del Vietnam, che ha segnato il mondo, guerre civili e colpi di Stato riusciti o meno, l’austerity causata dall’aumento del costo del petrolio (già allora), terroristi di destra e di sinistra che facevano saltare piazze e stazioni (date un’occhiata a Wikipedia)… ma che gli è venuto in testa ai nostri genitori di metterci al mondo con quei presupposti?!? Eppure gli anni ’60 sono stati quelli del baby-boom e gli anni ’70 erano di poco sotto quelle cifre.

Cosa è cambiato, perché adesso la crisi mette “in crisi” le famiglie? Due cose, a mio avviso. La prima è quella a cui ho accennato all’inizio: la percezione che abbiamo dei bisogni dei bambini. Un anno fa scrivevo questo articolo su quelle che erano le stime di Federconsumatori relative al costo sostenuto da una famiglia per un bebè nel primo anno di vita (interessante sull’argomento il libro di Giorgia Cozza “Bebè a costo zero”). Ormai siamo talmente abituati ad essere “consumatori” di quello che pubblicità e negozi ci propinano che non ci rendiamo conto che buona parte dei nostri stipendi va a coprire bisogni che ci sono stati indotti e che in realtà non abbiamo. La nascita di un bambino e le varie fasi della sua crescita sono una miniera d’oro per le aziende… non comprare nulla (o comprare poco) fa sentire i genitori inadeguati, l’amore si misura spesso con quello che si possiede e si dona in termine di oggetti e sempre meno in termini di attenzione e tempo.

Per questo la televisione ci bombarda di pubblicità di prodotti per la prima infanzia… mira a creare sensi di colpa nei genitori e a far credere loro che i figli abbiano determinati bisogni (ci sarà abbastanza ferro nella sua dieta se non gli compro l’omogeneizzato? crescerà “sveglio” anche senza quel gioco “stimolante”? riuscirà a camminare bene senza quel tipo di scarpine?…); ed ecco che il bambino diventa qualcosa di “costoso”, che ci si può “permettere” a seconda del proprio stipendio anziché una persona da amare ed accogliere… e i veri bisogni dei bambini rimangono spesso inascoltati.

“Piccoli non costano, ma vedrai quando diventeranno grandi…” eccola la seconda critica che arriva una volta smontata la prima. Ma siamo davvero sicuri che nel futuro avranno “bisogno” dei jeans firmati, del cellulare a 8 anni, di genitori che li mantengono 15 anni all’università? Io, ma qui entriamo nelle opinioni personali ritengo che valga di più un fratello/sorella con cui condividere l’infanzia (e la vita) che non l’I-Phone… che sia meglio arrivare a desiderare un oggetto per poi guadagnarselo, piuttosto di crescere con l’idea che tutto è dovuto e rimanere senza desideri

Ma tornando alle motivazioni per cui adesso la crisi fa calare le nascite mentre decenni fa non aveva alcuna influenza si arriva ad un problema vero: quello del tessuto sociale. Quando io e mio fratello eravamo piccoli vestiti, carrozzine, passeggini, lettini facevano il giro di cugino in cugino, la vita di questi oggetti veniva allungata il più possibile. Io riesco a farlo ancora adesso: il lettino che i miei genitori ci hanno regalato alla nascita di Tabita è stato usato per Luca, per le figlie di mia cugina e poi è tornato giusto in tempo per Febe. Ma poi ho anche un giro di amicizie per cui ricevo vestiti per Tabita, per Febe e in arrivo ci sono anche quelli per il pargolo in pancia… inoltre ho un aiuto pratico da parte di mia mamma che viene spesso a darmi una mano in casa, di mia suocera che stira e questo mi consente di avere anche attività e interessi miei.

Ma per chi non ha la famiglia di origine vicina o già una rete di amicizie, molti problemi possono diventare insormontabili e avere un figlio può pesare di più. Per fortuna sempre più persone si organizzano, dando vita a nuove realtà come i GAS o le associazioni che raccolgono e smistano abbigliamento usato o ancora le associazioni mamme-per-mamme

Per concludere la crisi influenza la natalità perché noi le permettiamo di farlo, perché guardiamo al “costo” di un figlio anziché alla ricchezza che ogni nuova nascita porta con sè!

21 Comments

  • Cristina - Sìsonotuttimiei 23 Febbraio 2012 at 08:08

    Non potrei trovarmi più d’accordo! I figli non si fanno quando manca la speranza, o meglio, come hai spiegato benissimo, quando leghiamo la nostra speranza a qualcosa di acquistabile.
    I miei figli (anche quelli più grandini) ci dicono sempre che non cambierebbero mai un fratello con qualche comodità in più. Davvero ci sono delle “rinunce” da fare, forse però vale la pena scoprire che, togliendo, a volte si guadagna!
    Grazie davvero per questa bella riflessione!

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  • mammasuperabile 23 Febbraio 2012 at 08:36

    penso che se il tuo stile di vita prevede aperitivi ogni sera, vacanze in posti esotici semestralmente, i-cosanesò appena esce sul mercato… i soldi e le rinucnie sociali per crescere un figlio non le hai!
    in realtà per certi versi (e grazie a pannolini lavabili e allattamento rpolungato) spendo meno di quando eravamo solo in 2

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  • Viola 23 Febbraio 2012 at 08:45

    Bellissimo post…e bellisisme foto!!! Se penso che da certi ambienti ricevo critiche per cercare il secondo visto che in casa abbiamo una sola cameretta per i bimbi e la dovrebbero condividere!! Che scandalo far dormire due bambini nella stessa camera ;-))!! Se penso alle risate che mi facevo con mia sorella prima di addormentarci…e i pettegolezzi quando eravamo più grandi!! Grazie di queste riflessioni!!

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  • 6cuorieunacasetta 23 Febbraio 2012 at 09:06

    Io so solo che limo le cose “inutili” e ai miei bambini non manca niente. E neanche a noi! Ho una macchina del 1979 ma quattro figli… e sono immensamente FELICE!

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  • chiara 23 Febbraio 2012 at 12:29

    Condivido ogni parola…
    I figli sono una dono incredibile… non impoveriscono affatto una famiglia, ma al contrario l’arricchiscono…
    Infatti io mi reputo una persona molto ricca e molto fortunata! 🙂
    Chiara con Giacomo, Lorenzo, Camilla, Caterina, Michele e il piccolo Tommaso (che non è più tanto piccolo…)

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  • Riccardo 23 Febbraio 2012 at 13:37

    E’ la verità. I figli non costano denaro, “costano” tempo e fatica. Questa è la società del “godi-godi” dove fatica e sacrificio sono visti con terrore. Intanto l’Italia sta pagando carissimo questo lungo trentennio di denatalità con una calo della popolazione del 20-30% di qui ai prossimi 10 anni compensato per ora dagli immigrati ma con pesantissime conseguenze sociali. E la situazione non si sta invertendo anche a causa di politiche anti-famiglia davvero odiose e figlie della cutlrua sinistroide nichilista che considera l’Uomo un male e sotto sotto ne agogna l’estinzione. I figli non sono una fase della vita, o un’espisodio, ma ne sono lo scopo. Chi non ne fa, per me, è uno che non ha capito un cavolo e vivrà un’esistenza povera e triste qualunque cosa s’inventi.

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    • Tiz 17 Marzo 2012 at 02:49

      Ciao Riccardo, non avevo più risposto a questo tuo commento. Ho letto l’ultima frase e mi ha colpita molto, non condivido questa tua visione dell’esistenza. Io personalmente non sono mai riuscita a concepire una vita senza figli, fin da quando ero molto piccola. Se non avessi avuto la fortuna di restare incinta ogni volta che l’abbiamo desiderato penso che sarei ricorsa alla scienza, non so fino a che livello perché bisogna vivere le cose per poter avere certezze. Oppure avrei adottato dei bambini. Sicuramente non avrei vissuto una vita senza la gioia della maternità. Però il mondo è composto di individui così diversi… io non me la sento di dare un giudizio così netto a chi fa scelte diverse dalle mie. Ho degli amici che hanno scleto di non avere figli, ne abbiamo anche parlato, ho anche discusso con un’amica convinta che dietro questa loro scelta ci fosse di sicuro l’impossibilità di procreare nascosta da una pietosa bugia, perché anche per lei era inconcepibile vivere ed amarsi senza mettere al mondo un figlio. Eppure è così.
      Chi mi mette tristezza non è chi sceglie di non avere figli, ma chi non ammette di non desiderarli e mette al mondo bambini per non essere giudicato o perché lo fanno tutti… Questo è triste perché un bambino ha il diritto di essere amato prima di tutto.

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  • Corinna 23 Febbraio 2012 at 21:54

    Ciao, sono pienamente d’ accordo con te, i figli sono un dono immenso che non hanno prezzo.
    Corinna, Alberto, Maria, Giovanni e il piccolo Gioele.

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  • Valentina 23 Febbraio 2012 at 23:21

    Bellissimo articolo, sono pienamente d’accordo con te. I figli sono una gioia immensa e un regalo della vita.
    Un carissimo saluto

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  • Claudia & Topastro 25 Febbraio 2012 at 16:17

    Che bello questo post, hai scritto tante cose che condivido. Sai cosa mi domando io? Quando mio figlio sarà grande e si renderà conto che molto suoi amici hanno abiti firmati, l’ultimo cellulare alla moda, il pc, il motorino, l’auto… Praticano sport costosi o vanno in vacanza due volte all’anno o anche più… sarò in grado di dargli almeno alcune di queste cose? Sono d’accordo che molte sono superflue, che siamo noi che le crediamo indispensabili. Però il confronto esiste, specie nei ragazzini…

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    • Tiz 17 Marzo 2012 at 02:59

      Mia figlia sta entrando nell’adolescenza (cominciano presto…); ha amiche col telefonino, con abiti firmati, che viaggiano di qua e di là. Ma ne ha anche altre che vivono col suo tenore di vita, che certe cose non le hanno perché le famiglie la pensano come noi…
      Io ho frequentato una scuola privata alle medie (quelle del nostro comune erano, all’epoca un disastro totale) ed ero indubbiamente la più povera della classe. C’erano figli di notai, avvocati, dentisti, imprenditori… Ricordo un unico episodio in cui ho sofferto perché non potevo avere quello che avevano le altre. Erano venuti di moda i completi jeans, giubbino e pantaloni. Io ero l’unica a non averlo e in macchina, tornando da scuola con mia mamma avevo pianto come una fontana. Mia mamma ha comprato la stoffa, mi ha cucito un completo, mi ha preso i colori da tessuto… e io ho realizzato una delle mie prime creazioni: un bel Silvestrino poggiato su un enorme cuore! Così ho avuto il mio completo, su misura e personalizzato. E mi sono anche divertita a farlo.
      Ricorda che i nostri figli crescono con i valori che noi diamo loro. Potranno attraversare qualche momento di crisi, ma lo supereranno. Se tu fai una scelta di decrescita soffrendo per ciò a cui sei costretta a rinunciare è probabile che loro non la condivideranno. Ma se tu sei felice di quanto avete scelto i tuoi bambini lo “respireranno”…
      E poi ti fai problemi adesso e magari tuo figlio verrà su no global da centri sociali e gli abiti firmati li brucerà in piazza! 🙂

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      • Claudia & Topastro 17 Marzo 2012 at 07:48

        Hai ragione Tiz, sul fatto che se la mia scelta è consapevole e credo in quello che faccio anche mio figlio si sentirà sereno. Però qualche dubbio rimane. Così come qualche desiderio che non posso esaudire. Ad esempio mi piacerebbe viaggiare un pochino di più e potere mostrare a mio figlio quante cose belle ci sono in giro per il mondo, e non mi riferisco a posti lontanissimi e costosi. Ma al momento non è possibile. Il tuo racconto è molto bello e spero che anche mio figlio scopra la bellezza del creare con le proprie mani. Al momento si diverte a farlo ma non so se sarà così anche tra 5/6 anni… Tornerò a raccontartelo 🙂
        Grazie della risposta e di questo bello scambio!

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        • Tiz 20 Marzo 2012 at 01:28

          Uhhh, sui viaggi ti capisco… a volte ho anche i sensi di colpa mentre raccontiamo loro di tutti i giri che abbiamo fatto prima del loro arrivo. Abbiamo sempre amato moltissimo viaggiare (siamo periti turistici entrambi!) e questa è davvero l’unica cosa che ci manca. Però ho fatto tesoro dell’insegnamento del mio prof di geografia (che pochi anni prima era stato anche prof di Andrea, ma all’epoca di insegnare non gliene fregava niente…): viviamo in una penisola così piena di storia e di arte che non serve davvero fare tanta strada per scoprire grandi tesori. Per esempio noi abbiamo a pochi chilometri un’antica Chiesa dei Templari (a Tempio di Ormelle), una cittadina storica meravigliosa come Portobuffolè, per non parlare di Treviso, Possagno o delle ville venete sparse un po’ ovunque… tutte mete raggiungibili in mezz’ora di auto al massimo. E forse è meglio così, che da piccoli imparino a vedere e conoscere il loro territorio per poi iniziare ad esplorare il mondo. Come abbiamo fatto noi!

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          • Claudia & Topastro 20 Marzo 2012 at 06:18

            Anche io fortunata. Vivo a Rimini 🙂
            Qui c’è il mare, le colline con i prati e i fiori, quache bosco, tantissimi castelli da visitare. Monumenti antichi, a Rimini c’è un ponte romano costruito nel secolo I. In estate ci sono i turisti e quindi tantissimi eventi di ogni genere, sia dedicati al divertimento che alla cultura. In primavera e autunno tantissime sagre di paese. Anche molti musei, qualche parco con animali, basta puntare il dito in una direzione e partire 🙂
            Però in futuro mi auguro di poter andare anche più lontano e lo auguro anche a te!! Claudia

          • Tiz 20 Marzo 2012 at 10:37

            Rimini! Io ho passato le mie vacanze da quando avevo 2 anni ai 17 sempre a Torre Pedrera! Gli ultimi anni la mattina mi alzavo col buio e andavo a camminare lungo il mare… una mattina sono arrivata a Rimini mentre tutti ancora dormivano. E’ così che l’ho vista, silenziosa, vuota, appena rischiarata dalla luce dell’aurora…
            I miei adesso vanno a Viserbella tutti gli anni… io ci sono tornata l’anno in cui Tabita era appena nata…
            Ricambio i tuoi auguri per il futuro!

          • Claudia & Topastro 20 Marzo 2012 at 13:12

            Ma davvero? Pensa tu che incontri che si fanno tramite il web! In realtà io scrivo sempre Rimini perchè Viserba non la conosce quasi nessuno ma vivo a Viserba! Viserba mare, proprio a due passi, vicino al porticciolo che confina con Viserbella. Hai assaporato la vera riviera romagnala 🙂
            In primavera, autunno e certe volte in inverno pure noi facciamo delle lunghe passeggiate sulla spiaggia e si fanno 4/5 km senza accorgersene. Se ritorni da queste parti ci mangiamo una piadina insieme 🙂

  • lutlia 15 Marzo 2012 at 14:26

    Tiz è da un po’ che volevo commentare il tuo post. Sostanzialmente lo condivido e penso che molte femministe che pongono l’accento sul calo della natalità come reazione delle donne alla crisi, si perdano un pezzo fondamentale del discorso. Però faccio anche qualche riflessione. Tra la donna di oggi e quella del dopoguerra ci sono decenni di emancipazione femminile. La donna di oggi ha delle pretese sulla propria libertà che quella pre-boom non aveva. Pretese del tutto legittime secondo me. Vuole potersi realizzare anche fuori dalla famiglia (e non per forza per fare chissà che carriera, ma anche solo per essere economicamente indipendente), vuole coltivare interessi che vadano al di là dei figli, vuole condividere la cura di questi col proprio compagno e fa più fatica a trovarne uno capace e disposto in tal senso. Secondo me da un lato è giustissimo ridurre i consumi e cambiare modo di consumare, sensibilizzandoci sull’ecologia, dall’altro lato è giusto anche esigere che lo Stato e l’economia supportino le nostre aspirazioni a conciliare un ruolo di madre appagata (e davvero presente) con quello di cittadina libera e con pari diritti rispetto agli uomini. E’ giusto perciò esigerlo anche dagli uomini 🙂

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    • Tiz 17 Marzo 2012 at 02:40

      Condivido quello che scrivi, la situazione in Italia al momento non consente affatto di fare scelte serene in materia. Per questioni economiche come per questioni di mentalità. Ed è in questo che perdiamo di più come donne; l’emancipazione c’è stata dal dopoguerra ad oggi, indubbiamente la nostra condizione è migliorata e le donne hanno capito che interessi ed aspirazioni sono un loro diritto e non una generosa concessione. Poi ci si scontra con la realtà. Che però penalizza tutti, uomini e donne. Per come siamo strutturati, come società e come testa, i ruoli sono ancora troppo chiusi. Quello verso cui dovrebbe evolversi al nostra società è un modello di economia completamente diverso che permetta a tutti, uomini e donne di poter conciliare lavoro e famiglia. Perché un bambino non ha bisogno solo della figura materna. Perché una donna ha diritto a realizzarsi fuori dalla famiglia, se lo desidera. E perchè un uomo ha diritto a coltivare i propri interessi quanto una donna.

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  • viola 27 Aprile 2012 at 17:31

    davvero un bell’articolo e oltretutto anche dei begli aromenti sono nati sotto!
    Lo scorso anno ho conosciuto una signora che vendeva in stock su ebay annunci dei vestiti di suo figlio di 6 anni, l’ho contattata per comprarli x mio figlio che ha un anno in meno e poi quando ci siamo incontrate a casa sua abbiamo scoperto che io ho anche una figlia di un anno in più della sua! 3 anni!
    Apparte che siamo diventate grandi amiche….ora ogni cambio stagione ci scambiamo i vestiti! lei mi da quelli x il maschietto e io per la femminuccia!
    E’ un buon modo per socializzare, non sprecare, e risparmiare un bel po di soldi!

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  • elena 17 Luglio 2012 at 15:22

    sentirsi meno soli in scelte come quella di avere una famiglia numerosa… “per scelta consapevole” è qualcosa che fa sentire davvero bene, leggere quello che pensi, sapere che altre persone condividono ciò in cui credi dà tanta energia per superare quei momenti in cui un po’ di grigio ci affianca, in questo mondo un po’ troppo artificiale che ci avvolge… grazie!!! mamma, papà… matteo, andrea, beatrice, marco.

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  • Phoebe 23 Febbraio 2013 at 04:09

    Ottima dissertazione!
    concordo pienamente!
    ciao

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